“Quello su Carlo Cassola”, spiega la Professoressa, “è un lavoro che portiamo avanti dal 2016. Il primo progetto A scuola con Cassola è partito come lettura di romanzi, racconti, riscrittura di testi e cineforum; al termine dei lavori a abbiamo avuto persino la fortuna di pubblicare gli Atti. Quest’anno grazie a un bando di MPS che abbiamo vinto con la società cinematografica Hirya Lab di Giordano Cossu, rappresentata in sala dal prof. Paoletta e dal dott. Singh che ci filmano, ci stiamo occupando non solo del tema odierno, quello della partecipazione femminile alla Resistenza ma anche dei romanzi di Cassola come testimoni del paesaggio romano oltre che toscano”.
È stato interessante scoprire quanto siano numerose le donne nella letteratura cassoliana, ha proseguito la professoressa. Sono tante, protagoniste e non, ma soprattutto sono forti, volitive e coraggiose. Oggi fa sorridere sentir definire le donne nei romanzi di Cassola “arbitrarie, passive e ambigue”, come appare negli scritti femministi degli anni ’70 del secolo, perché a ben vedere non lo sono affatto”. E i romanzi ce lo dimostrano. Per fare solo un esempio: Gisella, nell’omonimo romanzo, spinge il marito a partire per combattere per la Repubblica di Salò. Atto criticabile, ma non è certamente un atto di sottomissione. E poi ci sono le varie “Anna” che è uno dei nomi più belli e significativi per Cassola essendo stato il nome della sua balia. L’”Anna” che compare nel romanzo “Fausto ed Anna”, ad esempio, rappresenta il desiderio di una vita concreta e semplice. Insomma, in Cassola c’è un grande interesse per la cultura e la psicologia femminile. Un interesse che è stato studiato e approfondito da Federica Marchetti, giallista e cassolomane per sua stessa definizione, autrice di “Cassola ritrovato. A 100 anni dalla nascita (e a 30 dalla morte)”.
Perché è così importante Cassola per la Resistenza? Dopo aver notato la numerosa presenza di volti femminili nei romanzi, ci accorgiamo di una peculiarità: qualcosa che va ben oltre l’orizzonte dei romanzi di Carlo Cassola! “Credevo che i personaggi femminili letterari nella Resistenza fossero tanti e ben studiati. Ora a me sembra, invece, che le uniche reali protagoniste in letteratura siano quelle nei romanzi di Cassola: Mara in “La ragazza di Bube” e Anna in “Fausto ed Anna”. Le altre figure femminili letterarie della Resistenza sono poche e di minor spessore: Fulvia ne “Il partigiano Johnny” è soltanto tratteggiata e l’unico paragone sostenibile rispetto ai testi cassoliani è con Agnese in “L’Agnese va a morire” di Viganò”, continua la Prof.ssa Michela Nocita. “Per questo motivo, per approfondire il tema della donna nella Resistenza abbiamo deciso di attingere non solo alle poche figure femminili letterarie ma anche a persone reali, che hanno scritto diari”. Come, ad esempio, quello molto significativo di Ada Gobetti, che i ragazzi presenteranno in seguito. Conclude l’introduzione con una rara, forse unica lettera di donna dalla raccolta di P. Malvezzi, G. Pirelli “Lettere di condannati a morte della Resistenza”, datata 20 agosto 1944: Paggetto, che sarebbe morta un mese e mezzo dopo si definisce una “cattiva ragazza”.
La parola va poi al Prof. Scrivano, che si lamenta di come, a suo parere, il ruolo della donna nella letteratura italiana sia stato a lungo un po’ sottotono.
I ragazzi del III E e della I E seduti sul palco incorniciato da due grandi tende rosse, si preparano a intervenire. Iniziano Paolo Errante e Luca Panico e Francesco d’Andrea parlando della trama di “La ragazza di Bube” e soprattutto della figura di Mara, personaggio unico nel panorama letterario per la sua notevole maturazione che compie nell’arco del romanzo. “La ragazza di Bube” tratta di una storia d’amore tra il partigiano Bube e Mara. Si conoscono a casa di Mara, si scambiano lettere, si fidanzano. Bube è costretto a fuggire in Francia a causa di un omicidio da lui commesso, e continua a scambiarsi lettere con Mara. Poi viene riportato in Italia per essere arrestato e processato. Durante il processo Bube ha uno sfogo contro i suoi compagni, perché non l’hanno ben consigliato, critica evidente dell’autore ai gesti violenti e iniqui anche degli uomini della sua parte. Il romanzo si conclude con Mara diretta al carcere per visitare Bube. Da ragazzina frivola e capricciosa, come era nei primi capitoli, ora è diventata una donna adulta, matura e decisa a rimanere, nonostante tutto, insieme al suo uomo.
Un altro capolavoro di Cassola, “Fausto ed Anna”, è presentato da Mattia Stufara, Marcello Benzi Musa e Damiano Maj. Fausto ed Anna sono due giovani di Volterra dagli opposti temperamenti: tumultuoso e sognatore lui, desiderosa di una vita semplice e lineare lei. Essendo stati costretti ad allontanarsi, Fausto a Roma ed Anna a San Ginesio, continuano a scriversi lettere che ad un certo punto si fanno rabbiose e impresse della gelosia di Fausto. Dopo molti mesi Anna incontra Miro, uomo semplice e spensierato, con cui inizierà una felice vita coniugale. Nel frattempo Fausto si unisce alla Resistenza, a San Ginesio incontra casualmente Anna di cui si scopre ancora innamorato ed è convinto che anche lei lo sia. Fausto torna nella Resistenza e vive un episodio che lo porta a dubitare sui modi della Resistenza: la violenza gratuita esercitata a danno di un soldato inglese. Fausto viene inviato a San Ginesio, cerca Anna ma trova solo la cugina, Nora, che gli fa capire che è meglio lasciarla stare.
Chiudiamo i romanzi di Cassola per sfogliare altre pagine importanti sul tema delle donne nella letteratura della Resistenza.
Beatrice Giulianelli, Chiara di Fabio e Giada Sindotti ci parlano de “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò. L’autrice, nata a Bologna nel 1900, per ragioni economiche dovette interrompere il liceo ed entrare nel mondo del lavoro come infermiera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 militò nella Resistenza come staffetta, infermiera e collaborando alla stampa clandestina. La sua vicenda biografica si riversa nel suo capolavoro, “L’Agnese va a morire”, pubblicato nel 1949. Agnese è una lavandaia di mezza età che vive con suo marito, Palita, di idee comuniste. Un giorno Palita viene catturato dai nazisti per motivi poco chiari. Qualche giorno dopo Agnese viene informata della morte del marito da un suo amico riuscito a scappare. Ora è sola e non può contare nemmeno sulle figlie e la vicina di casa, che amoreggiano con i nemici. Quando un soldato nemico, ubriaco, spara per divertimento alla gatta, unico ricordo del suo defunto marito, Agnese lo colpisce in testa con il fucile e fugge credendolo morto. Ben presto Agnese sceglie di unirsi alla Resistenza e diventa l’organizzatrice delle staffette. Agnese viene trattenuta dai Tedeschi e, riconosciuta dal soldato che aveva colpito con il fucile, viene uccisa.
Ascoltando gli intrecci dei romanzi ci colpisce la caparbietà di Mara, l’entusiasmo battagliero di Fausto contrapposto alla docilità di Anna e il coraggio di Agnese. Ragazze giovani, troppo giovani, vissute in una realtà violenta e insensata che le ha costrette a diventare improvvisamente adulte e a compiere delle scelte. Senza che quella realtà, di guerra, di povertà e cattiveria, uccidesse anche i loro sogni.
Altri scrittori che hanno trattato di figure femminili nei testi resistenziali sono Italo Calvino, con “Il sentiero dei nidi di ragno”, Marcello Venturi, con “La ragazza se ne va con il diavolo”, Beppe Fenoglio, con “Una questione privata” e “Il partigiano Johnny” ed Elio Vittorini, con “Uomini e no”. Ce ne parlano Elisabetta Barzotti e Svevo D’Offizi.
Pelle è la sorella di Pin in combutta con i nazisti (“Il sentiero dei nidi di Ragno”) e Fulvia è l’amante poco affidabile del partigiano Milton (“Una questione privata”), Berta è la ragazza del capitano dei GAP di Milano Enne 2, con cui assiste a scene brutali (“Uomini e no”); a loro si aggiungono le staffette partigiane del partigiano Johnny, che “si resero utili, combatterono, fuggirono per la loro vita, conobbero strazi e orrori sopportandoli quanto gli uomini”.
Sono donne vittime prima di tutto dei pregiudizi sessisti, di una guerra maschile e a volte maschilista, in balia di eventi troppo grandi che sembrano trascinarle come un’onda tumultuosa.
Dall’immaginario letterario alla realtà storica, dalle donne “di inchiostro” alle donne “in carne ed ossa”.
Elena Odor, Maria Paola Vozzo e Beatrice Buonopane ci illustrano i lineamenti di Ada Gobetti, famosa scrittrice, giornalista e partigiana italiana nata nel 1902 a Torino. Nel 1925 si laurea in Filosofia, inizia a studiare Pedagogia e dal 1928 insegna lingua e letteratura inglese per alcuni anni. Negli anni precedenti l’armistizio la casa di Ada e su marito Piero diventa un punto di riferimento intellettuale per l’antifascismo. Nel 1942 fonda il Partito d’Azione ed entra nella Resistenza con il figlio Paolo. Si impegna anche in ambito “femminista”: nel 1943 è cofondatrice dei “Gruppi di difesa della donna”. Al termine della guerra viene insignita della medaglia d’argento al valor militare. Dopo la liberazione è la prima donna a venire nominata vicesindaco di Torino e ricopre l’incarico fino al 1946, occupandosi di istruzione e assistenza. Muore a Torino il 14 marzo 1968.
La sua storia e il suo impegno politico è raccontato in “Diario partigiano”. Piero e Ada si erano conosciuti a 17 anni. Lui era il fondatore della rivista “La Rivoluzione liberale”, cui fu aggiunto il supplemento letterario “il Baretti” dal 1924. La rivista fu soppressa nel 1925 per ordini mussoliniani ma continuò ad essere stampata dopo la morte di Piero fino al 1928. Il “Diario”, come scrive Italo Calvino, “è il libro di una donna la cui vita era già segnata dalla lotta antifascista: Ada Prospero, la vedova di Piero Gobetti, il giovane martire del primo antifascismo italiano, animata da una passione di libertà, da un bisogno di azione, da un coraggio eccezionali… il libro d’una madre che va a fare la guerra partigiana con suo figlio di diciott’anni e con lui divide pericoli e disagi. Il libro si anima di una piccola folla di personaggi tra cui troviamo figure note e molti volti meno noti (…)”.
Il coraggio è alla base della sua vita e del suo libro. La lezione più importante che, forse, ha voluto lasciarci, è che la Resistenza imbalsamata nella retorica è inutile.
Ed ecco un’altra importante figura di insegnante, partigiana e politica: Ida d’Este, nata a Venezia nel 1917. Si laurea in lingue nel 1941 e insegna francese fino 1943. I suoi lineamenti sono di grafite, disegnati da Lada Bressi nel simpatico fumetto letto e interpretato da Valeria Costa, Martina Maria Fassari e Benedetta De Mita.
Dopo l’armistizio Ida fonda un centro per aiutare gli Italiani che erano riusciti a fuggire dalla deportazione. È staffetta di collegamento tra il CLN regionale e il CNL di Venezia, Padova, Vicenza Rovigo e Belluno. Il 7 gennaio del 1945 viene arrestata con altri membri del CNL e tenuta prigioniera, tra torture e interrogatori, fino al 24 febbraio. A fine febbraio viene deportata nel campo di concentramento di Bolzano dove rimane fino alla liberazione, obbligata a lavorare in una fabbrica di cuscinetti a sfera e a lavare la biancheria dei soldati e delle prostitute del campo. Nel dopoguerra partecipa alla vita politica ed attua riforme per l’educazione dei giovani e l’emancipazione femminile. Dopo la guerra partecipa alla vita politica ed attua riforme per l’educazione dei giovani e l’emancipazione femminile con la fondazione del quindicinale “La voce della donna”. Inoltre collabora con una senatrice nella battaglia contro la schiavitù delle donne costrette a prostituirsi. Muore a Venezia il 9 agosto 1976.
Siamo quasi alla fine del convegno. Ludovica Fares, Lavinia Remediani e Matilde Minenna ci presentano tre figure di donne tratte dalla graphic novel “Cattive ragazze” di Alessia Petricelli e Sergio Riccardi che pure hanno ispirato il lavoro dei ragazzi sia per i fumetti che per le storie proposte.
Entriamo nel mondo del cinema con Elvira Coda Notari, nata a Salerno nel 1875, la prima e la più prolifica regista donna italiana. Insieme al fotografo Nicola Notari, suo marito, fonda la casa di produzione cinematografica “Film Dora” che produce documentari, corto e lungometraggi con tecniche all’avanguardia. Nonostante il successo che arriva fino in America (Dora Film ebbe una sede a New York) i personaggi e il suo modo di rappresentare la realtà le procurano lo scontro con il regime fascista, che limita sempre di più la sua produzione. La Dora Film fu costretta a chiudere le sue attività nel 1930. Elvira muore nel 1946.
Sempre in ambito cinematografico spicca la figura di Hedi Lamarr, attrice nata da genitori ebrei a Vienna nel 1914. Bambina brillante, imparò presto a disegnare e imparare le lingue. Nel 1932, come protagonista del film “Extase” interpreta il primo nudo integrale della storia. A causa dell’antisemitismo dilagante che le impedisce di essere ingaggiata come attrice è costretta a fuggire in America dove continua la carriera di attrice. Da ex studentessa di ingegneria a Vienna e desiderosa di contribuire alla lotta contro il nazismo, insieme a George Antheil sviluppa un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio verso un ricevente. Questo sistema è alla base della tecnologia di trasmissione segnale usata oggi nella telefonia e nelle reti wireless. Nel 2014 sarà inserita nella National Inventors Hall of Fame per il suo brevetto.
Un passo indietro nell’800 è proposto con la figura di Antonia Masanello, patriota garibaldina nata nel 1833. Di lei sappiamo molto poco. Fin da piccola mostra interesse per la politica e per le idee liberali. Insieme a suo marito partecipa all’impresa dei Mille in Sicilia camuffata da uomo. Secondo alcune fonti lo stesso Garibaldi scopre che quel soldato era in verità una donna poiché nel furore di uno scontro si scioglie la sua capigliatura di ricci biondi. È congedata con onore e torna con il marito a Ravenna. Muore di tifo nel 1962. È sepolta in un cimitero fiorentino dove un epitaffio scritto sulla sua lapide ci ricorda la sua incredibile vicenda di battagliera.
La conferenza, ricca ed emozionante, si conclude lasciandoci immagini straordinarie di donne che, segnate dalla Storia, sono anche esse, con virtù, amore e fatica, riuscite a segnarla.
Si ringrazia la Prof.ssa Michela Nocita
Danila Gaggiotti









































