La settimana della lettura

Custode di oltre 130 anni di storia, il Liceo è un centro di eccellenza per l'istruzione

Incontro con gli autori e laboratorio di scrittura in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

“LE MERENDANZE”, DI CLARA SERENI (ED. RIZZOLI, 2004)

recensione n. 1

“Le Merendanze”, di Clara Sereni, racconta le vicende di cinque donne che, per quanto diverse tra loro, sono tutte accomunate da un incisivo senso di solitudine. Infatti per il lavoro o per il divorzio o per l’allontanamento dei figli ed anche per problemi psichici si ritrovano ad essere sole ed a vivere la loro quotidianità in maniera ripetitiva e monotona.
Un giorno però le cinque decidono di aiutare un gruppo di giovani emigrate ospiti in una casa d’accoglienza, servendosi dei ricavati di un brunch da loro offerto e preparato. Così iniziano insieme a dedicarsi a questa iniziativa, prima con un atteggiamento un po’ titubante, ma con il tempo, che favorisce una migliore conoscenza tra loro e lo svilupparsi di una reciproca fiducia, riescono a creare un clima di collaborazione. Ognuna di loro preparando oggetti e pietanze da vendere in questa manifestazione scopre di avere abilità che non sapeva di possedere in campo artistico, gastronomico e umano, o vengono riesumate antiche passioni ormai sepolte da una routine stressante.Le Merendanze
Ovviamente nell’organizzazione di questo “merendanzo” (termine nato dalle parole merenda e pranzo) sorgono dei problemi come la scarsità di fondi o la mancanza di uno spazio adatto per l’allestimento e più volte a turno le protagoniste vivono dei momenti di crisi e scoraggiamento che superano con l’aiuto del gruppo che si è ormai formato.
Arriva così il giorno dell’evento che non riesce però nel migliore dei modi nonostante l’impegno costante e gli accurati preparativi, ma per le donne questa piccola sconfitta sembra non essere importante: ciò che conta è che ognuna di loro sia riuscita a ritrovare se stessa ed a capire davvero per la prima volta il significato dell’amicizia.
In questo libro è raccontata con perfetto realismo la quotidianità di persone sempre più divise tra problemi lavorativi e familiari tanto da perdere il coraggio di affrontare queste difficoltà e la speranza di trovare delle soluzioni. Si sottolinea così l’importanza che ha il riconoscimento dei propri limiti e l’umiltà necessaria a chiedere un aiuto attraverso il confronto con gli altri e senza vergognarsi di mostrare ciò che c’è di imperfetto nella propria vita e che in un modo o nell’altro, accomuna tutti.

Francesca C.


recensione n.2

Passioni, paure, disagi segnano le pagine de “Le Merendanze.
E’ questo un romanzo che racconta tutti i timori di cinque donne adulte ma non troppo, donne che vediamo crescere, migliorare, cambiare, in ogni riga, in ogni pagina.
E’ un romanzo di formazione che coinvolge cinque protagoniste, una l’opposto dell’altra, con un passato non certo facile e un futuro temibile, forse inutile, come inutile è stato tutto il resto e come inutile si sentono loro stesse. Inutili alla famiglia, alla propria persona, al mondo intero. E’ una sensazione che scava nell’animo delle protagoniste, un sentimento tanto forte da esplodere dalle pagine intrise delle più fitte sensazioni.
E poi, un progetto, un’idea comune, la voglia di partecipare, di impegnarsi improvvisamente le coinvolge.
Tutte e cinque, le fa conoscere, scoprire l’un l’altra, finché ognuna di loro arriva a riscoprire se stessa, a vedersi utile riuscendo a far del bene e a farsi del bene.
Una grande vittoria che sentiamo avvicinarsi pagina dopo pagina, che vediamo prendere forma, proprio come il progetto “il merendanzo” a cui le merendanze stanno lavorando.
Un progetto che sembra quasi il protagonista, ma che alla fine si rivela solo il pretesto che serve a seguirle nella loro crescita interiore, un canale per scoprire le loro reazione al mondo.
Il merendanzo: una copertura che rimane interrotta, senza finale. Un finale che invece si delinea nell’impegno sociale delle cinque protagoniste, si descrive nella loro soddisfazione nel guardare ciò che loro hanno prodotto, e nella sensazione di utilità e di responsabilità che si sentono addosso.
Tutto il romanzo è scritto al presente. In questo modo riusciamo a vedere le protagoniste agire sotto i nostri occhi, le sentiamo cambiare, perché è quell’agire che le cambia, che le fa sentire più nuove,”pulite”.
Il linguaggio è semplice, preciso e incisivo, ricco di allusioni al passato delle donne, allusioni che contribuiscono a descriverle.
Ogni personaggio è infatti introdotto in medias res, quindi attraverso azioni, movimenti ed immagini viene descritto in ogni sua caratteristica.
Ci sono molte frasi formate da singole parole, tanto forti che riescono perfettamente a descrivere lo stato d’animo delle protagoniste, quasi come fossero loro a parlare.
Trovo che questo stile catturi il lettore e lo trascini pagina dopo pagina senza possibilità di interruzion, tant’è che non riesce più e staccarsi dal libro, gli occhi continuano a scivolare sulle pagine, veloci, attenti a carpire ogni singolo particolare, ogni unica parola che denota ogni singolo cambiamento.
E’ un libro che si legge tutto d’un fiato,che ho letto con piacere e curiosità e che consiglio a tutti.


recensione n. 3

Leggere è o dovrebbe essere un piacere; per alcuni è un modo per divertirsi, assistendo da semplici spettatori ad una vicenda che non ti riguarda affatto. Ma alla fine, quando chiudi per l’ultima volta il libro, ti accorgi che sei coinvolto emotivamente nella storia, che quei personaggi sono diventati tuoi amici e che ti dispiace che sia tutto finito. Ma qualcosa ti rimarrà per sempre, magari anche una semplice parola…
Per esempio “sghembo”; è un termine che indica ciò che è storto, tortuoso.
Il significato di questa parola ben si adatta a descrivere il tipo di storie raccontate da Clara Sereni. In “Passami il sale” e “Merendanze” la durezza della quotidiana incompatibilità di ciò che vorremmo fare con quello che riusciamo a realizzare emerge in ogni parola disegnata con la precisione allusiva tipica dell’autrice. Attraverso ricette e problemi più o meno comuni lei ci guida alla scoperta di un mondo che ognuno ha il potere ed il dovere di cambiare: non importa se sei una casalinga sola ed insicura o una donna vicesindaco che deve bilanciare le esigenze familiari e quelle lavorative: hai comunque la possibilità di cambiare per te stessa ed il dovere di farlo per il mondo, per quel piccolo mondo che appartiene anche a te. A questo proposito non è un caso che la Sereni si concentri su spezzoni di vita femminili: oggi sono loro, siamo noi, quelle che evolvono più in fretta superando i propri limiti e dando vita a qualcosa di difficilmente imitabile. La voglia di raggiungere un obiettivo, la forza di non demordere davanti agli ostacoli, i sentimenti, l’amicizia, l’amore senza i quali, sappiamo che è banale dirlo, nessuno può tagliare il traguardo delle proprie aspettative.
Le mani intrecciate del girotondo delle cinque donne ne “Le Merendanze” spiegano anche a noi più giovani che arriverà il momento di guardarsi indietro e comporre la propria biografia, ma anche quello di comprendere che a cinquant’anni si può ancora deviare la rotta destinata, il corso della propria esistenza. Infatti per noi adolescenti, che cerchiamo continuamente di intravedere scorci di futuro, questi due libri hanno inoltre costituito un modo per relazionarci con il nostro avvenire, per renderci conto, a volte contro voglia, delle responsabilità a cui saremo soggetti, delle difficoltà che incontreremo nella nostra esistenza in tutti i campi, da quello lavorativo a quello familiare.
Dall’ altra parte, però, noi cerchiamo nei libri solitamente un genere d’intrattenimento che ci faccia stare col fiato mozzato fino all’ultimo colpo di scena e Clara Sereni non scrive rispondendo a queste caratteristiche. Ma nonostante ciò, dopo una prima impressione di stupore per non aver trovato ciò che aspettavamo, abbiamo provato a scavare sotto alla tranquillità degli eventi trattati scoprendo celato nelle ricette nuovo materiale che, anche se in modo diverso, ci ha stupito. Insomma siamo riusciti ad apprezzare l’abilità di Clara Sereni che a nostro parere consiste in ciò che affermò Calvino: L’arte di scrivere storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto.

Ilaria B. ed Elisabetta R.


recensione n. 4

Il romanzo “ Le Merendanze “ di Clara Sereni, pubblicato nel 2004, tratta di cinque donne, diverse tra di loro: Giulia, una donna sui sessant’anni, sola, divorziata, ottima cuoca, che occasionalmente aspetta il figlio che lavora fuori città per pranzare con lui, lui che si sente costretto e svogliato in questi incontri e spesso e volentieri con una telefonata all’ultimo minuto l’avverte che non verrà; Laura, una moglie e una mamma, che in casa ha la pressante presenza di sua madre, con la quale si sente continuamente in competizione per quanto riguarda la gestione della casa; Lucilla, una donna nubile e un po’ snob, che è stata avvocato di Giulia nel processo di divorzio; Francesca, una giovane donna disoccupata perché ha denunciato il suo datore di lavoro per abusi sessuali, omosessuale, cliente di Lucilla; infine c’è Caterina, disturbata da un disagio mentale, forse pazza, che è la compagna di Francesca.
A queste cinque donne, da un primo incontro, nasce l’idea di un’iniziativa per raccogliere fondi che è anche il modo per mettere alla prova creatività, inventiva, coraggio. Esse si sentono impegnate e divertite nel progetto del Merendanzo, un po’ merenda e un po’ pranzo, termine preferito all’ impersonale brunch, e costruiscono e consolidano la loro unione con il passare del tempo; ma sono impaurite perché temono di mettersi a nudo al mondo esterno, tuttavia al contempo sono avvolte dalla voglia di solidarietà, di sentirsi generose e di fare un po’ di carità. Affrontano dunque una sfida con se stesse che, anche se non travolgerà la loro vita, almeno le allontanerà da alcune priorità e abitudini, per alcune di loro ossessive.
La vicenda è raccontata a “focalizzazione zero “, ovvero il narratore è onnisciente esterno alla storia e conosce perfettamente tutte le vicende del racconto, i luoghi e i tempi in cui esse avvengono, i pensieri, la storia passata, presente e futura di ogni personaggio, esplicitata a volte anche con dei flash-back; il racconto è dunque in terza persona e il discorso è piuttosto misto, spesso è diretto, altre volte è indiretto, altre volte ancora è discorso raccontato; in questi passi la distanza tra lettore e testo è massima e fa sì che la narrazione risulti descrittiva; inoltre l’autrice, per la stesura di questo romanzo, per conferire maggiore immediatezza, ha utilizzato il presente indicativo come forma verbale, quasi che vedesse accadere gli avvenimenti davanti ai suoi occhi: tale scelta ottiene l’effetto di calare il lettore all’interno del racconto stesso, rendendolo testimone compartecipe delle azioni che si svolgono e addirittura dei pensieri e delle preoccupazioni dei personaggi. Il registro impiegato è di tipo colloquiale, caratterizzato da vocaboli generici tipici del parlato e quindi la sintassi è paratattica, costituita da periodi brevi e semplici da un punto di vista grammaticale, che però non conferiscono per fortuna un ritmo troppo stringato, ma gradevole e squisitamente scorrevole.
L’atmosfera generale, che è pregna del senso del gusto per il buon cibo, mi ha ricordato quella mangereccia e godereccia di alcuni film come “ Chocolat “ , “ Il pranzo di Babette “ e “ Ricette d’amore “ , anche se, secondo le mie aspettative iniziali avrebbe dovuto essere un po’più vivace, spiritosa, avvincente, “ appetitosa “, e forse anche un po’ scanzonata, come quella che si trova nel romanzo che ho appena iniziato a leggere, l’opera di Rabelais “ Gargantua e Pantagruele “. Infatti, per i miei gusti, questo romanzo è eccessivamente incline al melodrammatico e al sentimentalismo. Inoltre l’autrice, a volte, nel narrare questa storia di donne, cade banalmente in un femminismo scontato, ma ho dedotto che forse è una tendenza frequente da parte sua, dopo aver letto alcuni altri titoli di suoi libri come “ Casalinghitudine “ e “ Taccuino di un’ultimista “, che lasciano intravedere vicende sulla condizione delle donne, come ad esempio la situazione di sottomissione e di servilismo della passiva e compassionevole Giulia, nella vana attesa che il figlio la degni di un a visita dopo che lei si è affannata nella preparazione dei più succulenti manicaretti.
Nell’insieme è un romanzo abbastanza piacevole, che non impegna molto, e dunque è da leggersi in
qualunque situazione ci si trovi.

Chiara S.


recensione n. 5

Cinque donne, cinque modi che si intrecciano in nome di un unico progetto, ognuna con i propri problemi e disagi; ognuna, con l’aiuto delle altre, riuscirà a rompere i propri schemi mentali. Così Giulia capirà che “vivere” non significa solo preparare pranzi “perfetti” per un figlio che non arriva mai; Laura non pretenderà più di avere tutto sotto controllo in casa, affannandosi per superare sua madre; Lucilla diventerà consapevole del fatto che la “vita” non è solo “lavoro”; Caterina e Francesca inizieranno a capire che forse il loro amore compromette troppo la loro libertà. E tutto ciò ha inizio una sera come le altre, quando, nel periodo natalizio, in chiesa il prete esorta a compiere un’opera di bene, ospitando al proprio pranzo di Natale, una delle tante donne della Casa d’accoglienza della città.
Così accade che le protagoniste di questo libro si ritrovano casualmente, sedute allo stesso tavolo, a consumare, seppure con imbarazzo, gli stessi cibi, a ridere delle stesse battute ed, infine, a condividere un sogno: aiutare donne come loro, che sono costrette a vivere nella paura e nella precarietà in una Casa d’accoglienza. Nascerà, così, il progetto del “merendanzo”, un po’ merenda e un po’ pranzo, modo per raccogliere fondi, per mettere alla prova la propria creatività, il proprio coraggio e per consolidare un’amicizia nata per uno scopo benefico, ma per caso.
“Le Merendanze”, di Clara Sereni, è un libro complesso, che, pur con uno stile scorrevole, lineare e semplice, e con vicende che possono apparire banali, propone spunti per una profonda riflessione. In primo luogo, viene presentato, seppur in modo marginale, un problema per così dire “contemporaneo”, qual è l’immigrazione: donne che provengono da paesi diversi, con un passato amaro e con un presente altrettanto duro, pronte a qualsiasi cosa, anche a svolgere lavori pesanti o umilianti, pur di sperare in un futuro meno incerto, ma che non vengono aiutate da nessuno.
In secondo luogo c’è il tema (che in realtà è quello centrale nel libro) dell’amicizia, di quanto sia importante avere qualcuno con cui condividere gli ideali, o solo avere degli ideali, dei sogni, ed il coraggio di aprirsi al mondo verrà da sé. Ciò, tuttavia, non vuol dire che l’atmosfera creata nel libro sia ottimistica, al contrario questo “mondo di donne” è pervaso da una profonda negatività, che, a volte, rende la lettura pesante.
Le stesse protagoniste, e soprattutto Giulia, che costituisce il “centro” della nuova amicizia, in quanto permette alle altre di incontrarsi, sono sempre immerse nei loro problemi e disagi. Inoltre il finale aperto e ambiguo fa sorgere dei dubbi al lettore: il Merendanzo avrà buon esito o fallirà? Continuerà l’amicizia tra le donne? E soprattutto, è davvero cambiato qualcosa in loro?

Alessandra D.


recensione n. 6

Questo romanzo ha come tema centrale il cibo. Si può percepire dal titolo, ma appena si inizia a leggere il primo capitolo il tema diviene quasi scontato: e non solo viene chiarito il ruolo fondamentale che le pietanze assumono in questa storia, ma viene illustrato il problema principale che le nostre protagoniste affronteranno nel corso della storia: la solitudine.
Ognuna delle cinque donne protagoniste fronteggia la questione in vari modi, perché lo stesso problema si presenta a ciascuna con una diversa sfumatura: Giulia, una signora di una certa età, combatte la solitudine perché suo figlio e suo marito l’hanno lasciata a sé stessa; Laura, che si presuppone sia la più fortunata perché ha una famiglia perfetta: madre, marito e figlio che le vogliono così bene che quasi la viziano con tutte le attenzioni che le riservano: lei, solo alla fine, capirà che il suo problema è il non possedere un rapporto di interazione con la figlia, che alla conclusione del libro diventerà mamma. Il non saper comunicare con chi le vuole bene le impedisce anche di avere un legame con la propria madre, forse perché le somiglia così tanto che non accetta di avere in comune con lei alcuni aspetti della personalità. La terza “merendanza” che ci viene presentata è Lucilla, a mio parere il è personaggio più originale: è un avvocatessa nubile, che non ha nessuno con cui condividere le sue gioie e i suoi dolori, e tutto ciò si trasforma in energia vitale spesa solo nel lavoro.
Tramite Lucilla l’autrice ci fa conoscere le ultime due protagoniste del “ Merendanzo”, Francesca e Caterina: quest’ultima ha dei grossi problemi psicologici, di cui solo Francesca, che le fa da sorella, da madre e da compagna, riesce a venire a capo.
Ebbene Giulia, senza saperlo, per prima inizia a risolvere la problematica comune, pensando però di aiutare persone più bisognose di lei, come tre immigrate, che invita al pranzo di Natale; per una serie di eventi si ritroveranno tutte e cinque sedute a uno stesso tavolo, discutendo e parlando dei loro problemi; e senza accorgesene, iniziano a rendersi conto che c’è un sentimento che le accomuna: il bisogno d’amore.
Con la scusa, ovvero il pretesto di fare del bene a queste donne immigrate e ospitate dalla loro parrocchia, le cinque troveranno il modo per farsi forza l’una con l’altra, per abbandonare la solitudine.
Organizzano così il “Merendanzo”, un progetto che le impegna e le mette in comunicazione più di quanto le stesse “merendanze” credano, facendole diventare amiche e creando una situazione per riflettere su cosa le renda veramente felici.

Cecilia M.


“PASSAMI IL SALE”, DI CLARA SERENI (ED. RIZZOLI, 2002)
recensione n. 1

Questo libro è una cronaca di situazioni e sentimenti vissuti da una donna nell’arco di due anni nei quali si è dedicata tra mille difficoltà al mondo della politica.Passami il sale
Vi si è avvicinata con la buona intenzione di rendere migliore la realtà non solo del comune nel quale era vicesindaco ma anche dell’intero apparato politico nazionale, cambiare un piccolo tassello di società per cambiarne una intera.
La storia non è certo molto avventurosa, ma a suo modo avvincente. Non vi sono particolari colpi di scena, ma il lettore, anche grazie ad un linguaggio semplice e immediato, si sente ugualmente partecipe di una vicenda complessa.
Il titolo, che ad uno sguardo superficiale potrebbe apparire banale, sottintende invece una sensazione d’inadeguatezza che pervade l’intero libro, mista ad indignazione nei confronti di una politica nella quale regna incontrastata la voglia di realizzare gli interessi personali piuttosto che quelli del popolo.
Questo romanzo mi è piaciuto particolarmente per il modo dinamico e giovanile in cui è scritto.

Cecilia M.

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